Quattro anni e mezzo fa ho perso improvvisamente mio fratello (e per chi arriva qua per caso, scusa amico dell’inizio col botto, ma oramai ho capito che non esiste un modo delicato per dirlo e soprattutto parlare di lui e della sua morte è parte della terapia per convivere con il lutto) e da allora l’ho sognato solo un paio di volte.
Non sono una persona che sogna spesso, o perlomeno ho ricordi molto sbiaditi dei miei sogni, ma ho fortemente sperato di sognare mio fratello, per avere ancora un briciolo della sua presenza.
Sono arrivata a parlarne anche con il mio psicoterapista e lui mi ha dato un suggerimento più che sensato per aumentare la possibilità di sognarlo.
Non ha funzionato.
Non ne sono capace.
Mi sono rassegnata.
Pace.
Poi è accaduto qualcosa che è ancora meglio di sognarlo. Ho ricominciato a meditare. Al mattino, dopo aver nutrito i miei gattini e preso il caffè, prima di rimettere la suoneria a quell’aggeggio infernale che è il telefono, mi siedo con le gambe incrociate sul letto e medito per 9 minuti.
Nel meditare mi concentro sul respiro. Mi serve per non farmi distrarre dai rumori esterni, tipo le macchine che passano per la strada o la vita di quelli di sopra corroborata da una colonna sonora estenuante. Penso al respiro e immagino l’aria che entra nei miei polmoni e poi il sangue che scorre nelle mia braccia fino alle punte delle dita e in tutto il mio corpo.
Mi rilasso nella concentrazione su me stessa e alla fine 9 minuti trascorrono in un lampo.
L’ho fatto quasi ogni giorno per qualche settimana ed è diventato sempre meno difficile non farmi distrarre dal fuori e stare concentrata sul dentro.
Poi, settimana scorsa, è successo che nella mia meditazione mi sono venuti in mente i posti belli dove sono stata e per posti belli intendo posti dove sapevo di stare bene, non belli esteticamente.
Nella mia mente hanno iniziato a susseguirsi (lo so che sono fanatica) i voli aerei che ho preso. La mia mente mi ha riportato a quella sensazione di gioia e libertà che provo quando sono su un aereo e sto andando o tornando.
Ho ricordato il posto finestrino del mio volo sul JFK e il volo con Austrian Air per andare la prima volta a Sarajevo; ho ricordato il volo del mese scorso a Barcellona, sebbene un po’ turbolento.
E infine ho ricordato il volo ryan-air di ritorno da Londra dell’ottobre 2013, volo preso per un pelo perché il treno verso Stansted si è bloccato, in posto centrale ultima fila, forse la peggior seduta su un aereo.
Ma su quel volo avevo al mio fianco mio fratello, tornavamo dalle nostre 30 pazze ore nella City, e ora ho la certezza che è stato il più bello di tutta la mia vita.

Niente link questa volta, solamente bei pensieri. Se leggi questo post dalla tua mail sappi che non vedi l’immagine in testa, che è una foto scattata da un qualche posto finestrino, ma qua trovi il link al blog. Ciao e ci sentiamo presto.
Ti devo copiare…
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