Il make-up, la quarantena e YouTube

Uno dei miei rifugi per superare i momenti difficili è il make-up. Da sempre.

Quando facevo l’università e dovevo affrontare un esame particolarmente ostico, mi davo carica comprando un nuovo rossetto e agli appelli mi presentavo immancabilmente con la manicure appena fatta.

Lo scorso anno poi, in preda ai dubbi pre, durante e post separazione, ho trascorso ore e ore del mio tempo passivamente a guardare video di YouTube: tutorial per truccarmi meglio; cento e uno trucchi per applicare perfettamente l’eye-liner; recensioni di questo e quello; il nuovo prodotto make-up che non può mancare nella tua collezione; i prodotti migliori del mese. Era la mia strategia per non cadere nella depressione, il mio modo per stare a galla. Non mi sentivo di fare nulla di impegnativo e imparare a truccarmi meglio era un modo per prendermi cura di me stessa.

Come è andata? sono finita a comprare primer da 32 euro perché recensiti splendidamente da 4 Youtuber su 5, un correttore da 26 euro e 50 centesimi che ancora non ho capito cosa faccia di meglio di quelli da 9 euro e illuminanti di cui francamente ignoravo la funzione nonché l’esistenza; per non parlare di pennelli e spugnette da trucco.

Poi sono tornata in me. Ho smesso di guardare tutorial in serie, mi trucco con prodotti di ottima qualità, anche vari, ma senza farne una malattia; difficilmente esco senza trucco e continuo a informarmi, seppur blandamente, sulle novità a tema di make-up.

Fino alla quarantena per Coronavirus – rischio depressione di ritorno, quantomeno noia – sicché ho ricominciato a guardare video a tema make-up su Youtube ma non riesco a guardarne nessuno fino alla fine.

Stavo per ricadere nel tunnel? Forse. (Sapete quanto è facile compare make-up da davanti uno schermo e avendo una carta di credito a disposizione? ora non ho neppure la scusa: “potrei non essere a casa quando arriva il corriere” perché siamo sempre tutti a casa e i corrieri sono autorizzati a lanciarti i pacchi in cortile).

Peccato che però io ora sia diversa. “Peccato” per chi guadagna dagli acquisti a seguito delle visualizzazioni dei video su YouTube, intendo. Perché contrariamente allo scorso anno, ogni video in cui sono incappata mi è sembrato noioso, poco utile e anche un po’ insulso. Più che provare interesse per il nuovo prodotto promosso, mi chiedo come possa la gente guadagnarsi da vivere facendo i video su YouTube.

Davvero è così? tanti YouTuber si guadagnano da vivere scimmiottando davanti a una telecamera dal loro studio improvvisato producendo intrattenimento casalingo di basso livello? A parte qualche caso isolato, a mio modesto parere, non si trovano grandi perle.

Sì, lo so, io sono vecchia e mi aspetto che se qualcuno ha la presunzione di intrattenermi con un video, ha fatto di tutto per renderlo perfetto, partendo da una scrittura professionale e per ogni aspetto della produzione. Fatico a dare fiducia ai tuttologhi.

Continuo nel mio pensiero secondo cui le cose materiali a cui vale la pena dedicare il proprio tempo siano prodotte con processi strutturati che coinvolgono diverse professionalità: un buon film, un disco o un libro; anche un documentario; un vino, pensate a quanto tempo e cura sono necessari per produrre un buon vino.

Sarà un limite mio o della mia età, ma il consumo fast non è cosa per me.

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