Gli anni migliori per essere una gattara

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Quando ero bambina una gatta si è infilata nella lavanderia dove mia madre stava sistemando i panni. Io e fratello, ignorando il disappunto di madre, abbiamo furtivamente prelevato la gatta, elegante, curata, che non aveva timore nell’avvicinare gli esseri umani, anzi, cercava la loro compagnia.

L’abbiamo portata nella nostra stanza e ci siamo accoccolati sul letto con le luci spente e la musica a basso volume (cosa atipica per me e mio fratello dato che la nostra stanza era spesso la fiera dei decibel). Era un momento di pace e serenità, eravamo già in sintonia con questo animaletto sbucato dal nulla ed entrato nella nostra vita. Madre è arrivata in stanza, ha acceso la luce e la gatta, a cui non avevamo ancora dato un nome, ha emesso un verso che io e fratello abbiamo interpretato così:

“cosa sei venuta a disturbare, che noi qua stavamo benissimo senza luce a riposare con la musica!”

gatta della lavanderia o, in alternativa, pensiero inespresso mio e di fratello

Madre ha immediatamente fiutato la situazione.

Ha preso la gatta e l’ha fatta sparire imboscandola a casa di una vicina che da lì a poco ha traslocato. Non l’abbiamo mai più vista, eppure dopo circa quarant’anni io e fratello ne abbiamo ancora memoria.

Trascorrono tanti anni e io con marito e figli vado al mare in Croazia, Isola di Krk; abbiamo affittato una grande casa con veranda dove mi trattenevo a leggere e bere birra. E pian piano, si avvicina un’altra gattina, piccola e selvatica con il manto tartarugato, prima timidamente, poi con sempre maggiore sicurezza.

Ho iniziato a nutrirla e l’ho chiamata Ipazia, come la filosofa/matematica di Alessandria d’Egitto.

Era una gattina tenerissima che giocava con ogni sciocchezza avesse a tiro, ma poco fiduciosa nei confronti degli esseri umani. Pian piano, nei 15 giorni di vacanza, si è avvicinata sempre un pochino di più e ogni tanto veniva anche dentro casa.

La mattina della partenza, era molto presto, avevamo l’auto aperta davanti alla veranda e stavamo caricando bagagli e pacchetti. Ipazia è arrivata e io ho iniziato a vezzeggiarla come solito: “ciao piccolina, noi dobbiamo tornare a casa ma è stato stupendo averti con noi per un po’ di tempo..” e nel frattempo Ipazia è salita in auto e si è piazzata tra i due posti dei miei figli.

Ho tentennato davvero tanto, perché il primo istinto è stato quello di chiudere l’auto e partire e portarmi a casa un pezzetto vivo di Croazia; poi ho ragionato che non le avrei fatto un piacere a portarla via, che era già troppo cresciuta e selvatica per abituarsi a vivere in un appartamento di città.

E mentre io facevo tutte queste elucubrazioni mentali, Ipazia è scesa dall’auto di sua spontanea volontà e se ne è andata per la sua strada senza nemmeno venire a darmi un’ultima strusciatina.

Ci sono altri aneddoti di gatti della mia vita ma queste due, Ipazia e la gatta senza nome della lavanderia, le ho sentite un po’ più mie, un po’ più vicine.

Fintanto che durante un’altra vacanza familiare in un agriturismo nei pressi di Perugia c’erano dei gattini in cerca di adozione e Pantasilea è entrata a far parte della famiglia; è stato un bene. I miei figli cominciavano ad essere grandi e non potevo più abbracciarli e sbaciucchiarli come quando erano piccini, mentre i gatti puoi coccolarli e stropicciarli molto più a lungo (tanto hanno le unghie e te lo fanno capire quando devi smetterla).

Inoltre, proprio perché i miei figli erano grandini, cominciavano ad avere quegli atteggiamenti da maschio alfa che sono stati ridimensionati dalla presenza felina…

Vieni a vedere quanto è bella la Panti!!!

figlio di un metro e 90 con voce bambinesca

Ora i gatti in casa sono tre: Pantasilea, Watson e Liverpool e, anche se tra loro bisticciano, mi fanno una gran compagnia.

So esattamente cosa si dice delle donne single vicino ai 50 che vivono con i gatti: zitelle, trattano i gatti come surrogati dei figli, e fa tutto un po’ ridere dato che i miei figli considerano i gatti come fratelli e sorelle.

Ma se posso dire la mia, vivere con un gatto fa bene alla salute: impari il valore del riposo, della lentezza; hai sempre qualcosa di bello da guardare, da accarezzare; i gatti sono empatici se dimostri loro affetto (non credete a chi sostiene che i gatti sono anaffettivi, probabilmente chi lo sostiene parla più di se stesso che dei gatti); inoltre mi scaldano il letto e non sbagliano una sveglia.

Vivere con un gatto da adulto è meraviglioso: 50 anni è un’età perfetta per essere una gattara!

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. @Oenopides ha detto:

    Che bella storia di vita e convivenza con i felini ! Li adoro. 😊

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    1. Kriss ha detto:

      sono i miei compagni di vita 😊

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      1. @Oenopides ha detto:

        E un po’ ti invidio, io ho vissuto i miei più bei 18 anni insieme ad un gattone e quando mi ha lasciata purtroppo sono diventata allergica al pelo dei gatti e quindi li osservo da lontano ma in compenso ho un bellissimo peloso mezzo lupo e mezzo meticcio che mi fa compagnia!

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      2. Kriss ha detto:

        Allora mando un abbraccio al peloso lupo e ovviamente a te.
        😊
        Gli animali sono esseri stupendi, chi non sa apprezzarli per me è una persona povera

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      3. @Oenopides ha detto:

        Grazie, per me non è neanche una persona che non apprezza gli animali in generale! Buona domenica continuerò a curiosare dentro il tuo blog è un po’ alla volta è veramente fatto molto bene e mi piace tantissimo, comunque io sono Cate, o Persy per via di perseidesinasce🙋‍♀️ o rocker .. vedi un po’ tu. 🤗

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      4. Kriss ha detto:

        grazie mille 😊

        Piace a 1 persona

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