SARAJEVO by me

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Come ho pomposamente annunciato il giorno della partenza con un post programmato, a Luglio ho trascorso 9 giorni a Sarajevo in Bosnia Erzegovina.

Si tratta della più lunga vacanza fatta per conto mio, completamente sola, oltretutto in un paese straniero di cui non parlo la lingua e manco usa la nostra valuta (altrimenti era troppo facile).

Non ho la presunzione di voler spiegare al mondo “come si fa ad andare in vacanza a Sarajevo“, soprattutto perché io vado in giro pure un po’ a caso, preferisco camminare a piedi piuttosto che utilizzare i mezzi pubblici, amo stare seduta ai caffè a osservare i passanti e gli avventori (i più attenti di voi ricorderanno che avevo pubblicato un post dal titolo “Cronache da Sarajevo parte 1” che preludeva un seguito, avete ragione, ma ho schiacciato la presunzione e ho rimproverato me stessa per non aver programmato adeguatamente le pubblicazioni, sorry).

Vi confesso che mi ritrovo nella definizione di turista slow, ossia quella maniera di viaggiare che ti fa stare in un luogo 9 giorni anche se tutte le guide dicono che 3 o 4 sono sufficienti; ammetto che mi è piaciuto andare a Lisbona 2 giorni/una notte e a Porto 3 giorni/2 notti, ma si è trattato di visite lampo che dal punto di vista del riposo, soprattutto mentale, lasciano molto a desiderare.

Nove giorni a Sarajevo, invece, sono stati vacanza pura!

Ho camminato un numero indicibile di passi, ho percorso le stesse strade più volte, notando sempre dettagli diversi; ho visto l’arte nascosta per strada e l’arte esposta per strada; ho mangiato cibo dai nomi impronunciabili; mi sono commossa, ripetutamente, e mi sono emozionata.

Mi sono concessa il tempo di poltrire a letto, senza nessuno che mi chiedesse nulla, e il tempo di stare in poltrona a leggere sotto l’aria condizionata se la temperatura esterna era troppo elevata. Ho puntato la sveglia all’alba per andare a fotografare il centro deserto e il cimitero ebraico in collina; ho consumato i miei pasti a orari strampalati.

Ho parlato unicamente in Inglese per tutto il tempo, dall’aeroporto di Vienna all’andata fino al ritiro bagagli al ritorno e, contrariamente alla stragrande maggioranza di vacanze all’estero della mia vita, non ho incontrato italiani.

In compenso ho visto tanta diversificata gentile umanità.

Questo, come oramai avrete capito, non è il genere di post “le 10 cose imperdibili di Sarajevo“, ma un breve sunto delle mie impressioni e delle mie visite, che ora vi racconto.

Cosa ho visitato a Sarajevo

  • Vijecnica – La Biblioteca Nazionale risorta sulle ceneri, letteralmente dopo le bombe incendiarie del 1992, è l’emblema della rinascita della città ed è anche sede della mostra d’arte Ars Aevi Museum, fintanto che non sarà pronta la sede definitiva. La biblioteca, o perlomeno ciò che ne era rimasto dopo 3 giorni ininterrotti di incendio, è stata la cornice dove il violoncellista di Sarajevo ha espresso il dolore della città e dei suoi abitanti.
  • Accademia delle Belle Arti, dintorni disseminati di opere e quadri e passeggiata lungo la Miljacka, il fiume che attraversa la città, alla scoperta dei ponti.
  • Memoriale del genocidio di Srebrenica 11/07/95 nel quale sono esposte le foto di Tarik Samarah e altri documenti significativi. Alla mostra è possibile vedere il Documentario Miss Sarajevo di Bill Carter, che è la versione originale del video che segue, e vi assicuro che è una certa botta allo stomaco.

  • Gita in funivia sul Monte Trebevic dove nel 1984 si sono disputate le gare di bob delle Olimpiadi invernali; ora le piste sono un enorme spazio per gli artisti di strada che si sono grandemente scatenati. Se siete curiosi di vedere il prima e dopo, questo video può essere d’aiuto, invece la mia gita è raccontata in questo reel di Istagram.
  • War Childhood Museum. Dalla domanda “come è stata la tua infanzia in guerra?” al museo esperienziale: 50 storie di bambini degli anni 1992-1995 condivise attraverso un oggetto. Le storie raccolte sono molto più e vengono aggiornate ogni anno unitamente a storie di bambini in guerre in corso (ci ricordiamo vero che in Ucraina sono ancora gambe all’aria?). Se volete vedere qualche foto, ho fatto una raccolta in questo reel.
  • Twist Tower Avaz èla più alta torre della città e all’ultimo piano, il 35°, c’è un bar con vista sulla valle e accesso alla terrazza panoramica.
  • Bascarsija e città asburgica. Ho girato a piedi tutta la città, ripetutamente, anche all’alba per fare le foto con la giusta luce.
  • Tito Cafè. Si tratta di un luogo nostalgico della ex-Jugoslavia, ma secondo me vale la pena farci un giro, se non altro perché nel giardino ci sono i carri armati veri che i bambini sfruttano come giostre (altro che scivolo!). Io ci sono stata una mattina per un caffè e un pomeriggio per un birrino. Lì vicino inoltre si trova il Monumento alla Comunità Internazionale, che esprime appieno lo spirito di Sarajevo.
  • Java Gallery. Ho visitato 4 gallerie d’arte durante il mio soggiorno, ma mi sento di segnalare solo questa, che raccoglie opere in vendita di artisti locali contemporanei. Ho una notizia su questa galleria, per conoscerla dovete continuare a leggere.
vista sulla Miljacka dal ponte eifell o ponte d'acciaio (che era quello che percorrevo da casa per andare in centro)

Tutti i posti che ho visitato a Sarajevo e altri strascichi sono immortalati nelle storie di Instagram che mi sono premunita di riunire nel circoletto Sarajevo 2023 dove trovate le istantanee raccolte col cellulare.

Risorse pre/durante/post vacanza

Per meglio contestualizzare il mio viaggio a Sarajevo mi ero informata su vari canali e contesti che mi hanno fornito informazioni e temi su cui riflettere. Vi riassumo brevemente:

La guida che ho usato è la loney planet, Pocket Sarajevo e Mostar: essendo edita nel 2019, ovvero pre pandemia, i riferimenti di bar e ristoranti non sono sempre aggiornati, ma si risolve.

Ho ascoltato il podcast Blokada che, dalla voce della gente di Sarajevo, racconta l’assedio (1425 giorni per chi fosse curioso).

Ho sfruttato la letteratura, espediente che amo, per entrare in sintonia con un luogo.

Vi risparmio la pila di libri acquistati, da vera secchiona del turismo slow, tranne questa ultima perla acquistata mentre ero là e letta al ritorno:

La Vijecnica, il palazzo sede della Biblioteca Nazionale e Universitaria, è il simbolo della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina. Custodiva, prima della guerra, un milione e mezzo di libri, tra i quali 155.000 esemplari rari e preziosi, 478 manoscritti. Era l’unico archivio nazionale di tutti i periodici pubblicati in o sulla Bosnia Erzegovina. Dopo tre giorni di rogo, della biblioteca bruciata rimanevano lo scheletro di mattoni e dieci tonnellate di cenere. (..)

Incipt di NEVE NERA, racconto di Azra Nuhefendic incluso nella raccolta “Le stelle che stanno giù”

Tips di viaggio e curiosità

La valuta in Bosnia Erzegovina è il marco bosniaco indicato con km o kma. Il cambio, mentre ero là, era di un marco uguale a 0,52 euro, quindi per comodità mentalmente dividevo il costo in marchi per due per avere un equivalente in euro. Mediamente i prezzi erano davvero convenienti, rispetto agli standard italiani.

Rispetto a bar e ristoranti: a Sarajevo se vuoi mangiare vai al ristorante, perché al bar si beve solamente. I ristoranti in compenso sono aperti dalla tarda mattina fino a sera, orario continuo.

A Sarajevo fumano TUTTI! Tipo qua negli anni Ottanta, quando non potevi andare per locali senza tornare puzzolente di fumo. Sicché ho chiesto cosa fumassero le donne a Sarajevo e ne ho comprato un pacchetto (io in genere non fumo ma ho una notevole capacità di adattamento e mimetizzazione).

Il bosniaco, o qualunque lingua parlassero, è difficilissimo ma l’inglese lo parlottano più o meno tutti.

Il caffè, pure l’espresso, nei bar non era affatto male; il cibo in compenso non mi ha entusiasmato.

Conclusionei e riflessioni post

Il livello 1 dei viaggi in solitaria è tatuarsi sul luogo; anche a Sarajevo non ho mancato. (lo raccontavo qua). Ma durante questa ultima vacanza ho scoperto il livello 2: andare nelle gallerie d’arte e comprare un’opera. Ebbene sì, vi raccontavo che alla Java Gallery è possibile acquistare le opere perché alla Java Gallery ho acquistato un’opera.

Il livello tre cosa sarà?

by Kriss

Sarajevo si scrive con la j ma si pronuncia senza i.

Questo post è la fiera dei link e delle risorse incorporate che servono per dare un’immagine alle parole, un contesto alle sensazioni. Qua trovi il solito link al blog. Spero che il mio lungo disquisire su Sarajevo non ti abbia annoiato troppo, un abbraccio.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ammetto che non saprei viaggiare altrimenti che starmene tutto il tempo nel luogo dove arrivo.

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    1. Avatar di Kriss Kriss ha detto:

      argomenta 1🤔

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      1. Non mi piace fare il turista giapponese che beve un sorso di luogo e si sposta. Mi piace assorbire l’essenza di ciò che vedo. Quindi arrivo e cammino in su e giù, con molte soste nelle osterie. Sic et simpliciter condivido la tua opzione.

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      2. Avatar di Kriss Kriss ha detto:

        osterie bar ristoranti e poi ricomincio 🤭

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      3. Altrimenti che vacanza è. 🥂

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      4. Avatar di Kriss Kriss ha detto:

        d’accordissimo!!!

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  2. Avatar di dimaco dimaco ha detto:

    Questo post è una stilettata.
    Io Sarajevo l’ho vista ancora intera, nel 1991. Due mesi dopo c’era la guerra (passando da Knin avevamo già visto i carri armati serbi).
    Ricordo una città incasinata, piena di mafiosi, hotel con prostitute, fumo, roba da mangiare, birra e rakija, ma viva e pulsante.
    Conservo ancora una scacchiera intagliata. Chissà che fine ha fatto chi me l’ha venduta.

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    1. Avatar di Kriss Kriss ha detto:

      nell’anima è ancora intera 😎

      (sulla mappa no 😓)

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