Oggi ho pensato di affrontare un tema leggero, giusto perché la vita non è sufficientemente lIEVE a quanto pare!
Ho sempre creduto di avere una ferma convinzione sul tema fine vita.
Ogni volta che sento notizie di cittadini italiani che decidono di recarsi in Svizzera o sono costretti a battaglie legali per ottenere il diritto a morire con dignità, mi sento emotivamente con loro.
Ricordate ad esempio la notizia della morte congiunta della gemelle Kessler? ho letto una certa eleganza nel loro modo di lasciare questo mondo, che hanno sempre abitato assieme e assieme l’hanno salutato.
Il caso più recente, non italiano, è quello di una giovane donna spagnola che ha tentato il suicidio, dopo anni di violenze, ma è rimasta malamente paralizzata; sicché ha dovuto passare attraverso altre e diverse sofferenze per riuscire a porre fine alla sua vita.
Ho provato a immedesimarmi nel dolore provato da questa donna, che è arrivata fino a tentare il suicidio (si è gettata dal quinto piano, direi che il suo obiettivo fosse cristallino) per poi, beffa delle beffe, restare viva su una sedia a rotelle.
Ma il calvario non era ancora terminato, perché il padre ha tentato, attraverso un’organizzazione cattolica (e chi altro mai?), di opporsi all’eutanasia.
In tutta questa storia ho provato compassione per Lei e un pelo di ostilità per il padre.
Poi la mia gattina è stata male.
Un lunedì all’alba mio figlio mi ha svegliata perché la gattina “era strana, come la Watson prima che morisse” (cit.). Ho avvolto Pantasilea in una copertina e l’ho portata a letto con me, tenendola appoggiata tra la mia ascella e il seno, il suo posto sicuro, in attesa di chiamare la veterinaria.
Per un giorno abbiamo tentato qualche farmaco, qualche cura, ma andava peggiorando di ora in ora.
Al martedì, dopo aver tenuto in braccio la piccola Panti per un imbarazzante numero di ore, ho scritto alla veterinaria, che è anche un’amica, e le ho chiesto di somministrarle la puntura per farla riposare per sempre.
Sapevo fosse la cosa giusta. Umanamente, stava soffrendo e non c’era speranza alcuna si riprendesse; pensando alla gioia che Pantasilea mi ha donato in tanti anni, come minimo le dovevo un fine vita con meno dolore possibile.
Eppure, decidere di sopprimere la mia gattina, è stata una delle robe più difficili da fare in tutta la mia vita. Ammetto che ho provato un po’ di compassione per quel padre che non voleva arrendersi a vedere morire la figlia.

Grazie Panti per questi oltre 12 anni al mio fianco ❤️

Qua e là in giro per il post trovi i link alle notizie che cito. Se leggi questo post dalla tua mail sappi che non vedi l’immagine in testa, che ovviamente è la mia Panti tipo 5 giorni prima di avere il tracollo e comunque qua trovi il link al blog. Ciao e ci sentiamo presto.