A metà strada tra Bridget Jones e Carrie Bradshaw

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Essere una femmina della mia età significa avere trascorso i cosiddetti anni d’oro delle relazioni accompagnata da personaggi di fantasia usciti dalla penna di donne moderne e osservatrici che hanno reso protagoniste le donne.

Avevo circa 25 anni e uscivo da una relazione disastrosa durante la quale avevo guadagnato un bel paio di corna e perso un bel po’ di denari (perdo sempre soldi nelle relazioni, dovrei riflettere su questo, mannaggia la miseria!) e decisi di raggiungere una mia cara amica che abitava in un’altra regione a ore e ore di distanza. Allora potevo decidere dalla sera alla mattina di partire senza fare i conti con il coronavirus o con i figli (associare un virus colpevole di una pandemia e la mia progenie è un ulteriore tema sul quale dovrei riflettere, temo!) e così feci.

Non ricordo più molto del tempo trascorso con la mia amica, ma ciò che ricordo nitidamente sono le risate selvagge che ho fatto in treno sulla via del ritorno leggendo “Il diario di Bridget Jones” di Helene Fielding.

Lo so che tutto il mondo conosce l’adattamento cinematografico e tutti oramai associano Bridget Jones alla versione paffuta e goffa di Renée Zellweger, ma vi posso assicurare che il libro vi fa letteralmente scendere le lacrime dal ridere, perché mentre lo leggi ti rivedi esattamente nelle medesime situazioni buffe e imbarazzanti e ti senti meno sola.

Il libro racconta la lotta ai chili di troppo a suon di cocktail e pagine di diario; il film immagina una roba a tre con Colin Firth e Hugh Grant. Quale dei due vi sembra più adatto a rassicurare una giovane donna appena mollata malamente dal fidanzato rampante e testa di ca##o?

Pochi anni dopo sentivo di avere scampato il destino alla Bridget Jones e profeticamente per i miei 30 anni o giù di lì mio fratello mi regalava il cd della colonna sonora del film “Che pasticcio Bridget Jones” con un profetico biglietto che ironizzava sul fatto che non fossi più single o qualcosa del genere (ebbene sì, sono sufficientemente vecchia per avere comprato centinaia e centinaia di cd).

Non solo non ero single, ero addirittura sposata e con un meraviglioso bambolotto umano che mangiava di giorno e dormiva di notte, un bambino perfetto che, citando me stessa di quegli anni, “se l’avessi ordinato su Amazon non mi veniva così bene“.

Sono gli anni durante i quali ho conosciuto Carrie Bradshaw e le sue avvincenti amiche di Sex and The City (lo ammetto, molto in ritardo rispetto l’uscita) a cui guardavo con curiosità divertita ma sufficiente distacco dato che io, ripeto, ero sposata e pure con prole.

“Sì, cara Carrie sono fighissime quelle scarpe ma con marsupio e passeggino e figlio allegato non potrei usare i tacchi e nemmeno per andare al lavoro, dato che poi devo correre per recuperare il suddetto figlio all’asilo, fare spese e bla bla bla perchè, forse l’ho già detto, sono sposata“.

Ridete pure. Perché ne faccio una bandiera di essermi separata (pure lì ho cacciato soldi) quindi la versione mogliettina di me che guardava a distanza le quattro single di New York è finita nel cesso e ho pure tirato ripetutamente lo sciacquone.

Quindi avanti con le scarpe altissime e gli abiti sexy, le uscite alcoliche con le amiche, conoscere uomini e acquistare sex-toy; insomma diamo inizio alle danze, ora sono libera e indipendente come insegnano le quattro amiche di New York.

E veniamo ai giorni nostri, per la precisione a due giorni fa.

Amica mi cede paio di scarpe comprate per sbaglio scambiando il numero 39 per 36 (lo ammetto, ho delle amiche suonate, non per niente sono amiche mie) e nonostante i tacchi vertiginosi io decido di indossarle per andare in ufficio; faccio pure la finta casual perché ci abbino un jeans un po’ largo e un blazer, insomma nel complesso faccio la mia porca, e soprattutto altissima, figura.

Modestamente nonostante gli anni e le gravidanze (e le rughe e i capelli da tingere e il collagene che ha cambiato indirizzo e la pelle cadente, va be’…) se voglio sono ancora capace di farmi guardare con un certo interesse, e diamine dico io!!

Dopo due ore è saltato un tacco.

Alla fine della mattina avevo una enorme vescica sull’alluce che pulsava come un segnale di emergenza.

La morale di tutto questo è che non importa quanti episodi e repliche hai visto di Sex And The City, compresi i film e il libro da cui tutto è scaturito; non importa se il test online dal titolo “quale personaggio di SATC sei” ti dice che sei le più figa delle quanttro (Samantha Jones, ovvio).

Perché se sei Bridget Jones nell’anima, Bridget Jones resti e io, mestamente, lo sono.

Questo post è stato scritto mentre mi strafogavo di duroni di Vignola, in pieno stile Bridget Jones, e contiene link esterni (se fossi una Carrie avrei scritto fumando).

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