Ebbene sì, dopo quasi due mesi dal mio viaggio ancora parlo di Bali
Il web è pieno di contenuti su Bali.
Quando ho iniziato cercare posti e cose carine di Bali, Instagram non la smetteva di mostrarmi locali, esperienze, paesaggi e robe varie sull’isola.
Ed erano tutte cose belle, bellissime, instagrammabili appunto!

Ma sapete una cosa? nei miei 20 giorni da girovaga in lungo e in largo nell’isola non ho fatto nulla delle robe famose di Instagram. Non sono andata nella spiaggia con i surfisti australiani. Non ho fatto la fila per la famosa fotografia, quella con lo specchio nella porta del tempio. Non ho fatto, neppure, la foto con l’abito lungo sulla dondola in mezzo alle fresche frasche (si chiama Bali Twist, costa qualcosa come un soggiorno di 2 notti con pasti, in riferimento ai prezzi locali) e nessuna di quelle esperienze che ti propinano tutti, uno dopo l’altro tutte uguali, quando vai a Bali.
Allora cosa ci sono andata a fare?
Innanzitutto avevo un bisogno atavico di staccare! E a quanto pare io riesco a staccare completamente solo se sono ad almeno un mare di distanza, che sia un oceano o l’Adriatico. E poi avevo bisogno di calarmi in una realtà completamente diversa dal mio quotidiano, che mi permettesse di vivere.
Vivere, non sopravvivere…

A Bali ho camminato su sentieri lungo i vulcani, in mezzo alla risaie, su spiagge incredibili; ho visitato templi, induisti e buddisti, e ho meditato in giardini pieni di pace; ho mangiato cucina locale, perlopiù vegana e sempre squisita. Ho parlato con i locali e ho fatto un sacco di domande. Sì, ho fatto anche shopping, in botteghe e realtà locali, e mi sono fatta un tatuaggio con la tecnica del bamboo; ho ammirato, raccolto e annusato i frangipani e bevuto Kopi Lowak. Ma la qualità di Bali che più mi ha colpito non è stata il paesaggio o la cucina o lo shopping a prezzi stracciati, bensì il senso di comunità e coesione tra i locali.
Se l’Occidente vive di individualismo, ecco, questa cosa non accade dall’altra parte del mondo, dove il marketing feroce orientato al fatturato non ha ancora messo radici e le persone sono persone e non avatar di un social qualunque, non potenziali clienti o target di riferimento.
A Bali è tutto perfetto? assolutamente no. Se camminate per strada dovete fare attenzione a non cadere o inciampare nei buchi dei presunti marciapiedi; non ci sono mezzi pubblici e nemmeno il treno. C’è un traffico atroce con tempi di percorrenza degni del centro di Roma.
Ma ciò che a Bali non manca mai è un sorriso.
A Bali ho imparato, di nuovo, a sorridere e a piangere delle cose belle.

A Bali ho lasciato un pezzettino di cuore, letteralmente.

In questo post non ci sono link. Se leggi questo post dalla tua mail sappi che non vedi l’immagine in testa ma qua trovi il link al blog. Ciao e ci sentiamo presto.
Mi hai fatto venire voglia di partire! 😍
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ma allora bene 🫶
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Forse l’avevi anche già scritto, ma qual è il momento migliore per visitare Bali? 🤔
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le guide dicono da aprile a settembre perché non è periodo di piogge. io direi quando trovi voli a prezzi umani 😊 che è l’unica cosa davvero costosa in un viaggio a Bali 🙃
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Mi sembra un ottimo consiglio. 🤩
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Post scritto benissimo, e pieno di autentico amore verso un posto che per te è diventato palesemente un luogo dell’anima. Sono sempre più orgoglioso di commentare regolarmente quasi tutto ciò che scrivi.
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grazie mille 🫶
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Grazie a te per la risposta! Uno dei miei luoghi dell’anima invece è San Quirico d’Orcia. Tra l’altro ci hanno girato questo film davvero delizioso: https://wwayne.wordpress.com/2025/11/01/buona-fortuna-maia/
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