L’agenda

Io uso l’agenda. Quella di carta, giornaliera o settimanale a seconda di come mi ispira l’anno in arrivo, ma con carta di buona qualità perché uso colori, evidenziatori, pastelli, pennarelli. Nell’agenda appunto gli acquisti, le scadenze, le tasse da pagare, le altre cose che devo ricordare; ci scrivo anche gli appuntamenti, la data di quando apro il sacco da 10 chili di crocchette per i gatti, i riferimenti dei voli e dei treni che devo prendere, le vacanze, le cene, le idee; evidenzio le feste.

E poi faccio tutte quelle robe sceme che si fanno sui fogli di carta, ovvero disegni stilizzati, nuvolette, scritte di traverso o rovesciate; separo i giorni con le cornicette, disegno le copertine dei libri che leggo, ci appiccico foto che mi piacciono ritagliate dai giornali, improvviso pensieri.

E a volte sfoglio l’agenda all’indietro e mi rendo conto della strada che ho fatto.

Mi è capitata tra le mani l’agenda dello scorso anno. Giornaliera. Tanto spazio per scrivere in ogni pagina. Tanto spazio lasciato vuoto. Ho ripercorso la fine dell’amore. Gli appuntamenti dall’avvocato. Le annotazioni di quando i miei figli erano dal padre e di quando erano da me, pur dovendo essere dal padre.

Il giorno in cui ho detto al mio dirigente che avrei scelto di lavorare da un’altra parte (e le sue presunte minacce sul fatto che sarebbe stato meglio che restassi lì a lavorare) e la leggerezza del giorno in cui ho effettivamente iniziato a lavorare da un’altra parte.

La sistemazione della mia casa e la scelta dei nuovi colori per le pareti. L’acquisto del divano, rosso ovviamente, i soggetti per i quadri, piccoli mobili cambiati.

E la psicoterapia. Tanta psicoterapia. I miei appunti dopo le sedute. Le frasi scritte a caso nelle pagine (che poi, a caso, non scrivo mai nulla). E, di nuovo, le pagine vuote, bianche.

I miei due giorni in prima classe a Venezia. Lunghissime liste di cianfrusaglie comprate o da comprare. I regali di Natale.

Sapere cosa hai fatto e ogni tanto ricordarlo a te stessa, è terapeutico. Serve a dirti: <<ehi, guarda quanta strada hai già percorso? di cosa potrai mai avere paura d’ora in poi?>>. Serve a darti coraggio ed è molto più efficace di una pacca sulle spalle.

Siamo ciò che la genetica ha previsto per noi in una fantomatica lotteria dei geni dei nostri genitori biologici più la somma delle esperienze che facciamo; le decisioni che prendiamo; le reazioni che mostriamo; le persone che decidiamo di tenere nella nostra vita e quelle che allontaniamo.

Siamo i percorsi che attraversiamo.

La mia agenda è la versione chic delle briciole di pollicino, che mi indica la strada da percorrere, senza dimenticare quella che ho già battuto.

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