di vacanze e fughe al mare

Per una serie di motivi che vanno dal disinteresse dei miei figli per il mare al timore di prendere un aereo e frequentare un hotel in tempi di pandemia, passando per i costi lievitati e qualche altro dettaglio che intendo sorvolare, quest’anno non farò delle vacanze, diciamo, tradizionali: niente sveglia all’alba dell’intera famiglia per la carica dei bagagli e partenza in sordina dopo aver trascorso i precedenti 4 giorni a lavare, stirare e recuperare roba chissà dove negli armadi!

Eppure è giusto concedersi qualche sprazzo di vacanza ed è possibile che una mattina di un giorno a caso infrasettimanale durante le mie ferie organizzate per studiare e sistemare casa, io abbia puntata la sveglia al cellulare, quella fantomatica che si chiama every-workin’-morning, e abbia inforcato la mia piccola utilitaria con direzione riviera romagnola.

Le prime luci del mattino, i camion in prima corsia, il cellulare fissato al cruscotto che indica la strada, la musica rock e le notizie alla radio e una tizia di mezza età armata di costume, pareo e crema solare; una situazione fin troppo semplice e liberatoria che non è stata intaccata dalla mezz’ora di coda nei pressi della capitale emiliana.

Ho raggiunto la mia amica nella casa al mare, quella affittata ogni anno dalla sua famiglia, dove si riuniscono sorelle, nipoti, amici, fidanzati e ogni settimana si avvicendano le presenze; quella casa dove gli orari non esistono, fuori dal centro, dove puoi decidere di andare in spiaggia alle 6 di pomeriggio e cenare alle 9 o alle 10; quella casa dove il grande terrazzo è teatro di colazioni e aperitivi e dove i giochi dei bambini sostano pronti per il mattino seguente.

Abbiamo oziato in spiaggia sotto al sole, abbiamo camminato nell’acqua, ho rimproverato il barista di farmi uno spritz degno di tale nome e non una bibita dissetante; abbiamo mangiato scaloppine e pomodori con il Prosecco tutti insieme, ho riposato, fatto shopping; sono tornata in spiaggia mentre la maggior parte dei villeggianti stava andando via, ho fatto castelli di sabbia con uno gnomo di 4 anni che nella giornata ha ripetuto il mio nome tipo cento volte; ho riso dei tentativi di ballo-per-tik-tok di un gruppo tanto sgangherato quanto simpatico; mi sono abbronzata, un po’, e non ho mai aperto il libro che avevo portato con me; ho condiviso caffè e yogurt ai frutti di bosco.

Poi, al calare della sera, sono risalita sulla mia piccola utilitaria, ho nuovamente raggiunto l’autostrada e sono tornata a casa, dove nell’ingresso tre gatti mi guardavano con fare interrogatorio e un po’ scocciato: “e tu perché non sei stata qua a farci le coccole oggi?

Della giornata al mare conservo una foto di me che mi improvviso architetto di castelli e qualche foto di gruppo tra solari e sabbia; la pelle che il giorno dopo è un po’ secca, un po’ tirata; i miei acquisti da sistemare nell’armadio; nel cuore la bellezza delle cose semplici, sincere; l’affetto di un bimbo che non mi aveva mai vista prima ma ha deciso subito di essermi amico; l’ospitalità calda della mia amica e della sua famiglia; la riviera romagnola, uno dei miei luoghi preferiti, dove dico sempre che mi trasferirò per la pensione.

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