Soluzioni….

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Io devo trovare delle soluzione perché non è possibile debba passare 10 ore di fila in ufficio, molte delle quali trascorse a parare i casini degli altri – e sì mi tocca dato che sono il capo – altri che non si danno pena a venire a lavorare.

In uno spaccato in cui il mondo del lavoro è diventato il parco giochi dei diritti, smentendo il principio cardine secondo cui i diritti vanno a braccetto con i doveri, ci sono un paio di persone cresciute a pane e senso del dovere, desiderose di fare funzionare le cose, che vedono oltre il proprio naso e la propria scrivania, che si mangiano il fegato una settimana dopo l’altra.

Sapete le brutte cose che si dicono dei dipendenti pubblici?

Voi non avete idea di quanto siano lontane dalla realtà.

Perché la realtà è peggio!

Sei il capo, fai qualcosa!!” potresti dirmi tutti in coro.

Ci provo a fare qualcosa, ma i confini tra cui muoversi sono davvero stretti e molto spesso a un gran lavoro per “smascherare un fannullone” corrisponde un “nulla di fatto“.

Volete un esempio, uno classico mai passato fuori uso? Le malattie strategiche. Ovunque si ammalino i dipendenti, puoi mandare loro la visita del medico fiscale. Io la mando quasi sempre, ho l’obbligo di farlo.

Con una tizia sono arrivata al punto di controllare tramite internet (ok, ora mi prederete per il culo!) qual era il giorno di mercato del paesello di stoca**o dove costei si era recata a prendere il caffè con la sua mamma e, fatalità, si era ammalata.

Sia chiaro, la tutela della malattia è sacrosanta, così come la tutela della maternità, dell’handicap, di ogni altra situazione rilevante. Ma non mi puoi venire a raccontare che alla domenica eri, per caso, a 600 o passa km dalla tua sede di servizio e d’improvviso ti sei ammalato: non è credibile, suvvia!

Comunque su 10 visite di controllo che richiedo ne vengono svolte una, massimo due; è una pratica del tutto inutile. Io sono obbligata a richiederla, ci dedico tempo, ma non serve a nulla.

Ma questa delle visite è una bazzecola.

Potrei scrivere libri su dipendenti che millantano titoli di studio altisonanti e scrivono mail incomprensibili e con errori di grammatica. Poi il classico assembramento davanti al marcatempo ad attendere lo scattare dell’ora fatale. Dipendenti che schiacciano un pisolino. Dipendenti che arrivano in ritardo ma hanno ragione. Dipendenti che pretendono di svolgere l’orario che gli pare, lo sanno loro come far funzionare la baracca, non sai che il mondo gira intorno a loro? Dipendenti che hanno comprato il titolo di studio e, quando lo scopri e li licenzi, se ne hanno per male!!

Dipendenti che mi entrano in ufficio e, lamentandosi dei colleghi, mi dicono come dovrei fare il mio lavoro (ne ho sverniciati due oggi al suon di: “vuoi la mia poltrona? fai il mio concorso e fai quello che faccio io poi ne parliamo“)

Ci sono dipendenti così filoni, ma così filoni, che in 3-4 mesi riescono a crearsi la fama di “quello che tanto non sa fare una beata ceppa” e diventano invisibili. Arrivi al punto che chiedi loro solo lavori marginali; che ci siano o meno non cambia molto, quindi se chiedono un giorno di ferie o permesso non gli viene mai negato.

Il talento di non sapere fare assolutamente nulla è pur sempre un talento.

Potrei andare avanti per ore a raccontare aneddoti di gente che meriterebbe tanti schiaffi.

In un mondo dove, fuori dal pubblico, ti offrono 500 euro al mese per lavorare 40 e passa ore a settimana, lavori in nero, a cottimo, a percentuale, a fave, tutte robe assurde e scellerate, ci sono quelli costretti a litigare per fare entrare un po’ di sale in zucca a quattro arroganti decerebrati.

Non è affatto vero che in certi settori del pubblico impiego sia necessario assumere tanta gente (il dramma dei precari!!).

Bisognerebbe assumere meglio secondo il mio modesto parere. Qualità a scapito della quantità. Fare passare il messaggio che lavorare per lo Stato non è un piacere al dipendente, ma un privilegio a cui deve corrispondere un impegno adeguato.

Da queste considerazioni si capisce che sono vecchia. L’etica sul lavoro non va molto di moda, evidentemente non è instagrammabile.

Eppure non ci vogliono dei geni: basterebbero persone normodotate con voglia di imparare e che ragionano. Ma pare siano più rari degli unicorni rosa.

ps: Buonanotte e vogliatemi perdonare lo sfogo ma mi aspetta l’ennesimo periodo di lavoro intenso, difficile e senza via d’uscita e questo giro non ho idea di quando finirà.

pps: sì, lo so che sono pesante ma ne vedo troppe troppe troppe e davvero sono giunta a livello!!

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