Un proliferare di attaccamenti inappropriati

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Domenica mattina.

La mia routine, in assenza di impegni o appuntamenti, consiste nello stare a letto fintanto che i gatti non reclamano cibo. Poi mi alzo, accendo la macchina del caffè e infine servo la colazione ai micetti in due diversi punti della casa.

Il caffè lo sorseggio a letto.

Diverse volte fotografo la mia tazzina di espresso, con il libro che sto leggendo o con uno dei pelosetti, e la pubblico nelle stories di Instagram con la gif del buongiorno e la musica che mi frulla per la testa in quel momento.

Questa mattina ho fatto esattamente tutte queste cose, poi mi sono infilata di nuovo a letto a scrollare sul cellulare.

Attaccamento n°1 = questo maledetto aggeggio elettronico con il quale verifico compulsivamente se ho ricevuto messaggi; qual è il tempo a Firenze di quale colore è l’allerta meteo; i profili su Bumble per verificare se, magicamente, l’uomo perfetto ha deciso di iscriversi e si trova nelle vicinanze.

Attaccamento n°2 = perché il tizio con cui avevo un mezzo accordo per vederci nel weekend non mi scrive proponendo una pizza, una passeggiata, una crepe, una roba qualunque?

Per dirla breve, ho avuto pena per me stessa, sicché ho preso una decisione inconsueta: stacco la connessione.

Ho risposto ai messaggi delle mie amiche (loro super sempre e si risponde alle amiche anche ai reel cretini con cui ci prendiamo reciprocamente in giro), poi ho staccato la connessione dati e disabilitato il wi-fi del telefono (per le emergenze telefonare!).

Gatta vicino ai miei piedi, ho alternato la lettura di Sally Rooney a un saggio sulla cultura giapponese, un secondo caffè, lo yogurt coi mirtilli freschi e infine la gestione della lavatrice e pulizia delle lettiere.

Il tempo si è magicamente dilatato. Mi sono resa conto che il mio tempo era finalmente rivolto ad attività piacevoli e rilassanti, a volte necessarie.

Scrollare convulsamente il telefonino, per quanto si creda, NON è rilassante affatto.

Tra un libro e un caffè ho anche riflettuto sui miei attaccamenti inappropriati.

La cosa positiva, e per questo devo ringraziare i mesi di psicoterapia, è che li riconosco e ne conosco l’origine. Non che risolva il problema, ma almeno lo pongo nei confini corretti.

Consapevolezza. L’avevo indicato come una delle parole del 2025.

(..) Un proliferare di attaccamenti inappropriati. Stringere forte, più forte, aggrapparsi, non lasciar andare. Bene, se soffrire è questo, pensa, lasciatemi soffrire. Sì. Amare tutti coloro che ho lasciato. E se mai perdo qualcuno, lasciatemi sprofondare in una collera futile e prolungata, sì, disperazione, voglia di spaccare le cose, mobili, suppellettili, voglia di attaccar briga, di urlare, di buttarsi sotto un autobus. (..)

Sally Rooney, Intermezzo, pag. 303

by Kriss

Qua e là in giro per il post potrebbero esserci dei link. Se leggi questo post dalla tua mail sappi che non vedi l’immagine in testa, che oggi è la mia gattina bellissima, ma qua trovi il link al blog. Ciao e ci sentiamo presto.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Saggia decisione la disconnessione domenicale, almeno sino alle venti.

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