Tempo di Carnevale

Mi sono resa conto che siamo vicini a Carnevale perché ho letto qualcosa su Twitter e mi sono ricordata di quanto i miei figli, ora ragazzi grandi, si siano divertiti con i travestimenti. Il primo vestito che ho comprato loro è stata la tutina di Spider Man. Quando mio fratello, uomo adulto e responsabile, l’ha vista, ha dichiarato testualmente: “da bimbo ti avrei venduta per il vestito di Spider Man” e io non mi sono manco offesa.

Dall’uomo ragno siamo passati alla collezione di supereroi: Batman e Superman, la Torcia e la Cosa dei Fantastici Quattro, Stitch e Sally (quello di Monster & co), passando per Jack Sparrow e qualche altro soggetto che ora non ricordo. Come facevo? li compravo fuori stagione. Da marzo a novembre battevo i negozi, i magazzini, gli spacci e quando trovavo abiti interessanti, purché fossero adatti come taglia, li compravo a prezzi stracciati.

I miei figli si sono divertiti come pazzi e molto di più di una settimana l’anno. Nella stanza avevano il cestone dei travestimenti e per anni lo spazio tra il bordo dell’armadio e il muro è stato adibito a covo pirata, poi capanna degli indiani e direi anche caverna segreta (dipendeva dal delirio del momento).

Il Carnevale, nel mio caso, è il caso lampante di volere dare ai figli ciò che ti è mancato. Sia chiaro, ho avuto i miei festeggiamenti da bambina ma, nonostante gli abiti orrendi con cui mi agghindava mia madre, non ne ho avuto abbastanza.

esempio di abito orrendo con cui mi agghindava mia madre

Ricordo di aver indossato l’abito di carnevale, forse questo rosa o uno simile, nella mattina successiva al martedì grasso (mercoledì delle ceneri?): per mia madre è stato come se avessi bestemmiato in chiesa emettendo peti sonori e puzzoni, quando io ero placida e la mia faccia era tipo: “ehiii, non ho mica ucciso nessuno!

In piena legge del contrappasso, una mattina ho richiamato i miei figli all’ordine per accompagnarli a scuola: “su presto, andate a vestirvi che è tardi“. Si sono diretti velocemente in camera ridacchiando sotto ai baffi e senza fare storie. Dovevo insospettirmi. Si sono ripresentati vestiti da Batman e Superman, con tutti i muscoli di gomma-piuma a sagomare spalle e torace. Eravamo in ritardo atroce, ma mi hanno fatto ridere di gusto! (quei due piccoli bastardi!)

Poi i carnevali della mia infanzia finirono. Per due anni di seguito mi sono ammalata esattamente nella settimana dei festeggiamenti e ricordo benissimo di aver pensato fosse meglio lasciar perdere col carnevale: non potevo indossare l’abito che volevo, non potevo travestirmi oltre i giorni canonici e in più mi ammalavo, mi sentivo decisamente sfigata!

Da bambina non ho avuto il carnevale che volevo; è per questo che da adulta mi compro pantofole fatte a unicorno e faccio altre robe bizzarre. Tipo partecipare ad una gara per la migliore maschera e, fatalità, vincerla.

ero Paperino. avevo poco più di 20 anni. mi sono molto divertita.

A parte gli scherzi, le battute e le recriminazioni, vorrei soffermarmi sulla fotografia in testa a questo post: perché non ho tante foto di me stessa in cui sono così sorridente, sinceramente felice, radiosa, anzi: non ricordo di essere mai stata così sorridente, felice e radiosa nella mia vita. Di certo avere 3-4 anni aiuta a non avere pensieri e io credo di non avere completamente dimenticato la fanciullina in me, ma a volte vorrei essere più vicina a quella leggerezza. Soprattutto dopo una lunga e pesante giornata in ufficio, durante la quale ho schivato tentativi di manipolazione e sedato liti, osservato reazioni scomposte e squilibrate, ecco, in quei giorni auguro un po’ di carnevale a me stessa e ogni essere umano del pianeta. Potessero apprezzarlo almeno.

Insomma, tutto questo lunghissimo preambolo era per augurare un felice allegro colorato e dolce carnevale a ognuno di voi, ognuna delle quattro persone che al sabato dedicano 5 minuti a calarsi nella mia vita leggendo questo blog.

Felicissimo Carnevale a ognuno di voi!

ps: una volta ho lasciato che mio figlio di due anni giocasse in sala da pranzo con un enorme sacchetto di coriandoli; si è divertito come un pazzo per un pazzo quarto d’ora. Io ho trovato coriandoli in casa per sei mesi, ma ogni pezzetto di carta colorata sbucato da sotto ai mobili ha risvegliato in me il ricordo di quanto il mio bimbo si sia divertito quel giorno.

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