Strange Me

La mia modalità di esprimere malessere è netta e senza sfumature.

Quando qualcosa non mi va bene, io interrompo il rapporto, vado via, che si tratti di un’amica o di un amante.

Sono incapace di lamentarmi in modo tradizionale e per anni ne ho fatto pure un vanto.

Ho cercato, consapevolmente o meno, di dare l’idea di essere una persona decisa, risoluta, determinata, che arriva dove vuole senza bisogno di nessuno e, a quanto mi pare di capire, questa idea di essere in gamba l’ho trasmessa.

Nel gestire il lutto per la perdita di Danny arranco ma, sul versante pubblico, cerco sempre di dare di me una versione propositiva, che non si lascia abbattere, e mi sento ripetere che sto facendo bene, che vado avanti nel modo giusto, che sto reagendo correttamente.

Procedo in questo percorso come mi sono abituata a fare tutto nella mia vita: da sola, per conto mio, senza l’aiuto o il sostegno di qualcuno, se non quello di mio fratello.

Sto descrivendo una realtà fattuale, mi ci sono ritrovata in questa vita, ho sempre creduto di essere così perché non potevo essere diversa, sono io.

Eppure ora ho il sospetto che questo mio comportamento dipenda da come ho vissuto il rapporto con la mia persona di riferimento nei primi mesi della mia vita.

Esiste un esperimento in psicologia, dal nome Strange Situation, che misura le diverse reazioni dei bambini di pochi anni nell’assenza della madre, considerata la principale figura di attaccamento.

E’ affascinante come la psicologia, sebbene non sia una scienza esatta, si sia dotata di sperimentazione scientifica tale da stimare statistiche plausibili di comportamenti tipici.

Ma la faccio breve, tanto online ci sono moltissime risorse di facile lettura per chi ha voglia di approfondire. Io ricordo netta una riflessione che ho fatto tra me e me da bambina:

è inutile che brontoli o mi lamenti, tanto non ottengo un bel niente e alla peggio si innervosiscono

la Kriss gnoma nel suo lettino prima di addormentarsi

Mi riferivo ai miei genitori. Ho introitato questo atteggiamento così bene che l’aneddoto che la mia famiglia reputa come inizio della mia stronzaggine è il seguente:

Io bambina entro alla scuola materna, non ho manco 3 anni dato che sono nata a novembre, e informata da mia madre che non sarebbe potuta stare con me, mi guardo intorno, mi addentro nella scuola e infine mi rivolgo a mia madre e le dico: “puoi andare a casa a lavare i piatti”.

Sarei potuta essere una preziosissima scimmietta per gli psicoanalisti degli anni Settanta a quanto pare!

Di recente ero con mia madre e il discorso è virato su episodi della mia adolescenza e su come lei voleva che io crescessi. Ad un certo punto mai madre, visibilmente risentita, mi ha detto che io le addebito tutto le colpe. Velocissimamente ho riflettuto che stavo parlando con una donna affetta da demenza senile, quindi sì, avrei potuto affondare la lama del risentimento, tanto nel giro di qualche ora si sarebbe dimenticata di ogni cosa.

Poi ha prevalso il pensiero che la donna che avevo di fronte ha perso la persona che nel mondo ha amato più della sua stessa vita, sicché ho fatto la figlia devota.

Ma se allora avessi saputo ciò che mi balena ora nella mente, probabilmente avrei risposto lapidaria.

Sì, mamma, è tutta colpa tua perché quando ero piccina non sei stata capace di trasmettermi la sensazione di essere ascoltata, compresa, presa in considerazione, aiutata. Anzi, mi hai precocemente trasmesso il messaggio che se mi arrangio è meglio, perché nessuno si sporcherà le mani per me; mi hai trasmesso il messaggio che, invece di brontolare, è meglio se mi scanto.

Ho interiorizzato questo modo di essere e di rapportarmi con il mondo esterno, con pochissime eccezioni, la migliore delle quali era, ovviamente, mio fratello.

E ora sono qui.

Ora voglio il potere di lamentarmi, di chiedere attenzione, di essere compresa e incoraggiata.

by Kriss

L’immagine in testa è la foto dei limoni “da giù” che periodicamente viaggiano dalla pianta direttamente sulla mia tavola. Questo è il link al blog. Ciao e ci sentiamo presto.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. È diritto indiscutibile essere ascoltati ed incoraggiati. Persino lamentarsi. Sfugge spesso, dunque bisogna essere realisti e chiedere l’impossibile.

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    1. Avatar di Kriss Kriss ha detto:

      Scusami, mi sono persa la notifica e non ti ho risposto, pardon!
      Sì, è diritto indiscutibile ma a volte, anzi molto spesso, non accade e alla fine ci si abitua ad essere messi in disparte, come una ciabatta fuori stagione. Ogni tanto è bene alzare la testa e ricordarsi di esistere però

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      1. Non scusarti, non è necessario che mi si risponda🙂 è questo il punto, esistiamo pure se qualcuno dovrà farsene una ragione.

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    2. Avatar di Pellegrina Pellegrina ha detto:

      sai io credo che a quell’età si arriva a un punto tale in cui si è disposti a mettere i vecchi conti a posto e sentirsi più leggeri per andare verso la fine. Fa più paura a noi osare scoprire gli altarini che male a loro. Demenza o no.
      Sull’influenza dei genitori bastava il vecchio Freud.

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