Tagliare i rami secchi come stile di vita

Tagliare i rami secchi serve, sia letteralmente che metaforicamente, a dare nuova vita a una situazione.

In senso letterale tagliare i rami secchi consente a una pianta di dirottare tutta la linfa vitale alla parte che merita di crescere, progredire.

In senso aziendale tagliare i rami secchi significa potare le attività che impegnano risorse preziose senza dare i risultati sperati (è così che una delle più grandi aziende cosmetiche ha deciso di chiudere la Clarisonic e io vorrei sottolineare che chiedere 25 euro per una spazzola di ricambio è una rapina e quindi un po’ se lo meritano di perdere clienti, ma questa è un’altra storia).

Tagliare i rami secchi è una strategia che dà i suoi frutti anche nella vita. La vita di ognuno è costituita da mille e mille relazioni, alcune delle quali non si possono scegliere: difficilmente, ad esempio, puoi sceglierti il capo e non sempre puoi sceglierti i colleghi.

Poi ci sono le relazioni che decidi di avere e per ognuna di esse puoi cercare di stabilirne il livello di profondità.

Una cara amica…

Una collega dell’ufficio…

Un uomo con cui trascorri piacevoli appuntamenti…

Le relazioni sono i rami di una vita. Alcuni sono rami fruttuosi, vitali, a cui dedichi tempo ed energia e danno buoni frutti, gioie. Altri sono rami incancreniti o corridoi di malintesi, fraintendimenti, approvigionamento negativo.

Tagliare i rami secchi è doveroso.

Decidere di buttare una persona fuori dalla propria sfera è terapeutico, catartico, liberatorio. Non ci sono leggi che impediscono di interrompere i rapporti con chi impatta negativamente nella propria esistenza, anzi, è un toccasana. Chi ha un’indole un po’ più individualista non ha problemi a farlo. Per chi ha un carattere accomodante e conosce il significato della parola empatia, è più difficile.

Io ci ho impiegato un po’ ma ho imparato.

Non tollero più che qualcuno abbia potere sulla mia vita, anche se si tratta di un potere marginale.

Io taglio i ponti; senza indugio smetto di frequentare gente, presunte amiche, relazioni. Ci sono persone che 10 o 20 anni fa frequentavo con regolarità settimanale o più spesso e ora non so neppure dove vivono; allo stesso modo non ho remore a togliere il saluto ad una persona particolarmente maleducata, evito ogni contatto.

Una volta ho sostenuto in una conversazione che la qualità della vita di una persona si stabilisce dalla qualità delle relazioni che ha instaurato. Lo penso ancora. Lo penso fermamente. Ma qualità non è collezione, quindi le buone relazioni sono poche relazioni.

E le seconde occasioni sono eventi unici, il più delle volte dettati da sentimenti o emozioni che non c’entrano con il presunto valore della relazione stessa.

Con le piante, quelle che vanno innaffiate e nutrite, sono letteralmente un disastro. Ma riguardo alle relazioni, ho imparato dove potare, affinché la mia vita sia un viaggio sereno.

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